Arcobaleno scomposto è un invito a guardare oltre l’abitudine.
Ho preso un simbolo universale di armonia – l’arcobaleno- e l’ho svelato in modo inatteso: ordinato nella struttura, ma ribelle nei colori.
Non è caos è un nuovo equilibrio. I materiali di riciclo (fili, capsule) non sono decorazione: sono la prova che ogni elemento può trovare una sua collocazione, una sua logica.
La provocazione sta qui: non esiste un unico modo “giusto” di vedere le cose.
Ciò che cambia non è l’oggetto, ma lo sguardo di chi lo osserva. Lo stesso arcobaleno può essere ordine o rivoluzione, simbolo di pace o provocazione, a seconda di dove ci troviamo a guardarlo.
Non voglio insegnare nulla. Voglio solo ricordare che la realtà è sempre più sfaccettata delle nostre certezze.
I fili neri non rovinano la composizione: la completano, se accettiamo che la bellezza possa includere anche l’imperfetto. Le capsule non sono sporcizia, ma tracce di vita reale che chiedono di essere riconosciute.
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