
Cammino nel mondo in punta di piedi, convinta che ogni oggetto abbia un’anima da raccontare. La mia arte nasce da un lungo periodo di isolamento nella campagna siracusana, dove ho imparato a trasformare l’inutile in necessario, i rifiuti in giocattoli, la solitudine in creatività. Dopo una vita divisa tra musica e insegnamento, mi sono consacrata a un’arte che è, per me, un autentico atto di rinascita.
Mi definisco materiatrice: come una levatrice delle forme, non impongo la mia mano, ma accompagno la materia a partorire la sua anima nascosta. Il mio gesto artistico è una “materiazione” – un lavoro senza gerarchie su fotografie, legno, carta e cera, per restituire agli oggetti la loro storia non detta.
Un Percorso Evolutivo: dalle Origini alla Ricerca Attuale
-
Le Origini: Collage e Assemblaggi (2004-2012)
Ho iniziato il mio viaggio con il collage, esplorando la capacità di carte e fotografie di raccontare storie attraverso accostamenti inattesi. Tra il 2008 e il 2012, la mia ricerca ha compiuto una decisa svolta materica: ho abbandonato la superficie piatta per dedicarmi alla creazione di assemblaggi tridimensionali. Bottoni, fili elettrici e cartoni hanno perso la loro funzione originaria per diventare simboli in un nuovo linguaggio visivo coerente. È in questo periodo cruciale che ho affinato la mia filosofia del “nulla si butta, tutto si trasforma”. -
Fotografia Volumizzata (2012-2025)
Spingendo oltre i confini del mezzo fotografico, ho dato vita a una tecnica innovativa che ho denominato Fotografia Volumizzata. Scelgo immagini cariche di storie, le frammento e le libero dalla rigidità del bidimensionale. Le ricompongo poi su basi tridimensionali – spesso scatole riciclate che portano le tracce della loro vita passata – aggiungendo strati di colore e inserendo oggetti trovati che diventano elementi narrativi. Il risultato è un’ibridazione tra fotografia e scultura: un’immagine che non si guarda semplicemente, ma si incontra e si esplora nello spazio fisico. -
Volumetrie Pittoriche (Ricerca Attuale)
La mia indagine più recente approda alle Volumetrie, opere ibride che sfidano i confini tra i linguaggi artistici. Il processo inizia con la creazione di immagini pittoriche su carta, per poi scomporle e stratificarne i frammenti su supporti tridimensionali, integrando materiali di recupero. Il risultato è un cortocircuito percettivo dove il gesto pittorico si fa volume e lo scarto si eleva a linguaggio.
Arte come Didattica
La mia pratica artistica si estende naturalmente nella sfera educativa. Guido i bambini in percorsi creativi dove sperimentano come gli oggetti quotidiani possano diventare strumenti di espressione e come l’errore si trasformi in opportunità. Credo fermamente che questo approccio pianti semi per un futuro dominato da un problem-solving flessibile e da un adattamento creativo alle sfide della vita.
La mia arte è, in definitiva, un inno alla trasformazione perpetua della materia e della memoria.