Stavo attraversando uno dei momenti più dolorosi della mia vita e sentivo il bisogno di usare l’arte per liberarmi da emozioni troppo forti da contenere. Ho scelto di farmi fotografare nuda per rappresentare una rinascita interiore: un corpo attraversato da luce e azzurro, suddiviso in tre cubi come tre parti di me che cercavano di ricomporsi.
Una sera, però, travolta dalla sofferenza, ho preso un taglierino e ho inciso la fotografia all’altezza del cuore e dell’addome. Da quei tagli ho fatto uscire il sangue, perché la conoscenza, la comprensione e l’accettazione di me stessa – delle mie dinamiche interiori più profonde – sono passate attraverso un dolore immenso.
Ho lasciato che le mie mani parlassero per me, traducendo in gesto ciò che non riuscivo più a contenere con le parole.
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